In bilico tra quiete e trasformazione


È un sabato mattina, mentre bevo il te in cucina, che mi accorgo che le sedie non stanno più bene dove sono. Non saprei dire perché – stanno lì da due anni, nello stesso identico posto – ma improvvisamente sembrano sbagliate. Troppo vicine al muro, troppo distanti dalla finestra. Le guardo con una sensazione di disagio sottile, come quando una parola sulla punta della lingua non vuole uscire.

"Le spostiamo?" ti chiedo quando torni dalla doccia. Mi guardi come si guarda qualcuno che ha appena detto un'assurdità. "Stanno bene dove sono." "Lo so," rispondo. "Ma potrebbero stare meglio altrove."

È così che iniziano i piccoli cambiamenti. Da un'inquietudine imprecisa, da una sensazione che qualcosa non funziona più anche se ha funzionato per anni. Non è necessariamente un male, è solo che lo spazio vivo cambia con chi lo abita, e noi non siamo più esattamente quelli di due anni prima.

Spostiamo le sedie. Poi, inevitabilmente, dobbiamo spostare il tavolo. E poi la lampada, e poi la pianta, e poi il tappeto. In un'ora la cucina è sottosopra, e noi in mezzo al caos ci guardiamo ridendo. "Era solo per le sedie," dici. "È sempre solo per le sedie," rispondo.

Ma non è vero. Non è mai solo per un mobile o un oggetto. È per questa tensione costante tra il bisogno di stabilità e quello di rinnovamento. Da un lato vogliamo che la casa resti com'è, punto fermo nel cambiamento continuo della vita. Dall'altro sentiamo che anche lei deve crescere, trasformarsi, seguirci nelle nostre evoluzioni invisibili.

Le trasformazioni della quotidianità sono spesso così: piccole, quasi impercettibili. Uno spostamento qui, un cambio di colore là, una nuova abitudine che si insinua tra quelle vecchie. Niente di drammatico, niente di definitivo. Solo aggiustamenti continui, come quando si naviga a vela e si correggono costantemente rotta e vele per restare in equilibrio.

La casa diventa così un organismo vivo, in perenne ricerca del suo assetto migliore. Non c'è una configurazione perfetta da raggiungere una volta per tutte, ma solo un equilibrio sempre in movimento. Crescere senza stravolgere, cambiare senza perdere il filo. È questo il segreto: rimanere in bilico tra quiete e trasformazione, sapendo che l'una senza l'altra è solo immobilità o caos.

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