Dove finisce la casa e inizia la vita


La porta di casa ha sempre per me qualcosa di magico. Non è solo legno e serratura, ma una linea di confine tra due mondi. Da un lato c'è il fuori – con il suo rumore, le sue pretese, la sua velocità. Dall'altro il dentro – con il suo silenzio, la sua lentezza, la sua protezione. Ogni volta che giro la chiave nella serratura è come attraversare una membrana, passare da uno stato all'altro dell'essere.

Tu non ci pensi in questi termini. Per te la porta è solo praticità: si apre, si chiude, tiene fuori il freddo e i ladri. Ma io vedo in quella soglia molto di più. Vedo la scelta quotidiana di cosa far entrare e cosa lasciare fuori, di cosa proteggere e da cosa essere protetti.

Alcune sere torniamo a casa carichi di rabbia o frustrazione, con addosso il peso della giornata. E lì, sulla soglia, dobbiamo decidere: portare tutto dentro o lasciare qualcosa fuori? Non sempre ci riusciamo. A volte il lavoro, le preoccupazioni, le discussioni con il mondo si infilano dentro insieme a noi, occupando lo spazio, inquinando l'aria.

Ma altre volte, le migliori, riusciamo nell'incantesimo. Chiudiamo la porta e sentiamo che fuori resta fuori. Le email non lette, i problemi irrisolti, le aspettative degli altri – tutto rimane sospeso dall'altra parte della soglia. Dentro siamo solo noi, con il tempo per respirare, per guardarci, per essere qualcosa di diverso da quello che il mondo pretende.

La casa diventa così non un rifugio passivo ma uno spazio attivo di resistenza. Resistenza alla fretta, al rumore, all'obbligo di essere sempre performanti. Dentro queste pareti possiamo essere fragili, stanchi, disordinati. Non dobbiamo funzionare, dobbiamo solo esistere.

Ma la soglia funziona anche nell'altro senso. Ci sono mattine in cui uscire è liberatorio, in cui il fuori ci chiama con le sue possibilità. La casa allora non è prigione ma trampolino, il posto sicuro da cui partire sapendo di avere dove tornare.

Penso spesso alla domanda che dà il titolo a questo capitolo: dove finisce la casa e inizia la vita? E la risposta che mi do è sempre la stessa: non finisce. La casa è un'estensione del sé, il guscio che portiamo con noi anche quando siamo lontani. È la misura del nostro bisogno di protezione e del nostro desiderio di apertura. È il limite che ci definiamo, sapendo che ogni limite è anche una possibilità.

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